Parità di genere: il mondo del lavoro è ancora in ritardo

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Le donne guadagnano in media in meno rispetto agli uomini. Tuttavia, negli ultimi anni, in Italia una consistente azione legislativa si è andata a focalizzare sulla parità di genere.

Difatti, vi sono stati molteplici interventi normativi orientati a riconoscere, alle donne lavoratrici, uguaglianza dei diritti e maggiori tutele.

Oltre a ciò, sono stati rafforzati numerosi strumenti di sostegno, volti tanto alla creazione quanto allo sviluppo di imprese che vedono o una prevalente oppure completa partecipazione femminile. Pur tuttavia, è più che evidente di come il mondo del lavoro, nel suo complesso, sia ancora in ritardo in tema di parità di genere. Di fatti, non è raro osservare come i salari degli uomini possono essere superiori fino al 20% rispetto a quelli delle donne.

Può sembrare folle nel XXI secolo, ma, la disuguaglianza di genere nel mondo del lavoro è molto attuale. Per di più, in alcuni settori, le differenze sono maggiori mentre, altri possono, quasi vantarsi di avere una differenza quasi nulla tra uomini e donne. La spiegazione principale di questa differenza è che le donne, spesso, devono interrompere la loro carriera per crescere un figlio. L’uomo, invece, può continuare a salire la scala sociale.

Questo arresto improvviso è più spesso sofferto di quanto desiderato dalle donne. Nonostante questa allarmante situazione, è da osservare come, negli ultimi anni, ci siano sempre più donne nei consigli di amministrazione delle grandi aziende, e non solo lì. Il ventunesimo secolo potrebbe, quindi, essere un secolo di cambiamento, con la speranza di vedere una soluzione a questo problema. Ma, allo stato generale, rimane un dato di fatto che la società contemporanea sia soggetta alla differenziazione di genere.

Una differenziazione che si è andata a consolidare, anche, per via di un certo patrimonio storico che ha dipinto l’uomo al lavoro e la donna come casalinga. Questo tipo di stereotipo persiste, nonostante le lotte che hanno avuto luogo in molti paesi del mondo per l’uguaglianza tra uomini e donne.

Ma come può un mondo che pretende di essere moderno, accettare ancora una tale ingiustizia?

Nel ventesimo secolo, la posizione delle donne si è evoluta, sia in Italia così come in altre parti del mondo, anche se questo graduale passaggio verso una parità di genere vede, specialmente il mondo mussulmano, in netto ritardo, visto che, tra l’altro, alle donne vengono, ancora oggi, negati basilari diritti come, ad esempio, quelli politici e sociali, per non parlare poi, della liberazione dell’abbigliamento.

Quest’ultimo, anche se non a tutti pare sufficientemente chiaro, gioca un ruolo di grande rilevanza nell’emancipazione delle donne. In occidente, fu proprio nei primi anni del Novecento dello scorso secolo, che le gonne si accorciarono, le scollature si allargarono, i corsetti scomparvero. I pantaloni da donna non apparvero fino all’estate del 1939!

Se sul sito casino.netbet.it, tanto gli uomini quanto le donne possono tentare la sorte, sono ancora in essere le discriminazioni nei confronti delle donne.

Infatti, sono, ahimè, numerose le aziende che il fatto di poter rimanere incita, viene ad essere ad essere visto come uno svantaggio che dà luogo al congedo di maternità e quindi a sostituzioni, ad assenze e via dicendo.

Tutto ciò, porta ad non assumere donne.

Le donne, inoltre, sono entrate nel mondo delle lauree un secolo dopo rispetto agli uomini, e quelle poche donne che ebbero accesso, erano quasi tutte provenienti da un ambiente ricco.

Per decenni, per secoli, la diversa tipologia di istruzione ha, quindi, destinato la donna a condurre una vita come madre e come casalinga. Ma, oltre che contrastare la diversità di genere a scuola, le donne dovettero lottare e combattere per acquisire il diritto al voto. Giusto per rammentare l’Italia, erede culturale del diritto romano e patria del rinascimento, consentì alle donne a votare solamente il 10 marzo del 1946!!!

Il primo Paese a concedere alle donne il diritto di voto, fu la Nuova Zelanda nel 1893, seguita dalla Finlandia, dalla Norvegia, dalla Svezia e dall’Islanda, nei primi anni del Novecento. La prima guerra mondiale, fu un vero punto di svolta per il suffragio femminile e la maggior parte dei paesi del mondo lo mise in atto.

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Lanciata nel ventesimo secolo, seppure sia ancora un lungo processo, la parità tra uomini e donne sta lentamente progredendo. Ma è ancora il mondo del lavoro, il teatro ove, principalmente, la parità di genere stenta a diventare universale. Questa visione, fa sì che le donne debbano ancora lottare per la parità di genere.

Rilevanti, di conseguenza, sono le diverse manifestazioni attuate con lo scopo di far riflettere su questa situazione. Se, poi, in conclusione, si pensa alla violenza sulle donne, si apre uno scioccante e aberrante capitolo.

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